"Oh, Raoul! Quella cosa, come non vedermela più davanti? Se le mie orecchie saranno per sempre piene delle sue grida, i miei occhi saranno per sempre ossessionati dal suo volto! Che immagine! Come dimenticarla e come descrivervela? Raoul, avete senz’altro visto dei teschi rinsecchiti dai secoli e forse, se non siete stato vittima di un incubo spaventoso, avete visto la sua testa di morto quella notte a Perros. E avete visto la Morte rossa al ballo in maschera. Ma erano sempre teschi immobili, la loro muta mostruosità non era viva!"
Opera che avrebbe aggiunto
un personaggio indimenticabile all’immaginario della modernità,
degno compare di dottor Jekyll, Frankenstein o Dracula, il Fantasma dell'Opera esce a puntate
tra il 1909 e il 1910 per essere poi pubblicato in volume da
Pierre Lafitte nel febbraio 1910. All’uscita, il libro non riscuote
il successo sperato, ma nel giro di pochi anni, grazie anche al successo del film onomino, esploderà una vera "fantasmamania". Nel suo romanzo Gaston Leroux, scrittore e reporter della Belle Epoque parigina, famoso anche come ideatore del detective Rouletabille, realizza un pastiche personalissimo
e difficilmente catalogabile, che fonde la letteratura d’avventura
di Alexandre Dumas e Jules Verne con le atmosfere
dei romantici tedeschi e di Poe anticipando certe suggestioni
dei simbolisti, che ameranno il suo lavoro. La vera cifra stilistica dello scrittore è però il suo gusto per l’imprevisto, per i travestimenti, le doppie
personalità e le coincidenze spinte al limite della credibilità,
sempre stemperate da quel pizzico di grottesca ironia capace
di attutire la più nera delle tragedie. Leroux sa cosa piace al
pubblico: per usare le sue parole, sa come tenere incollate
migliaia di persone a una colonna e mezza di giornale.