Prima di Dante, Virgilio ha già attraversato l’Inferno. E l’ha fatto da solo.
Da questa premessa, nascosta fra i versi della Commedia, nasce un racconto doppio, intessuto di echi e rimandi.
Il Virgilio terreno sa cosa vuol dire essere diverso. Ragazzo timido, solitario, incompreso dai compagni della scuola di retorica di Roma e attratto da forze magiche a cui non sa dare un nome, è tormentato da visioni di un fanciullo sconosciuto, che a volte pare un demone meschino, più spesso un simbolo prezioso ma sfuggente. Mentre l’Urbe si lacera tra guerre civili e nuovi equilibri, Virgilio cresce senza certezze, ama senza possedere, scrive senza ambizione. Diventa il poeta prediletto di Ottaviano e, nel tentativo di donargli l’opera perfetta, si spegne. Ma la morte non è mai, davvero, la fine.
Il Virgilio dell’Aldilà è perso. Nel Limbo non ha scopi, né interessi. Poi, allo scoccare dell’anno zero, una voce amica lo chiama, e gli ordina di scendere il baratro, cerchio dopo cerchio, per mutare un destino scritto sul fondo dell’Inferno. Il viaggio allora si fa avventura, fra guide menzognere, verità nascoste e dolorosi incontri. Una volta raggiunta la meta, al cospetto di un Lucifero inedito, a tratti ostile, a tratti fragile, al poeta rimane una sola domanda: può davvero un singolo uomo, con la sola forza del cuore, cambiare l’ordine delle cose?
Un romanzo sfaccettato e immersivo, che riscrive il personaggio di Virgilio trasportandolo in una dimensione nuova e assolutamente contemporanea. Per chi sa che è sempre e soltanto l’amore, in fondo, a muovere il sole e le altre stelle.