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Voci femminili che hanno lasciato il segno

Le donne hanno sempre avuto un’importanza letteraria e, nel passaggio da un’epoca all’altra, hanno spesso svolto un ruolo edificante e “sociale”, firmando storie e opere capaci di un valore morale oltre che artistico, e quindi in grado di veicolare un modo inedito di stare al mondo.

Ci sono voci impossibili da dimenticare. Voci coraggiose e lucide, promotrici di un’innovazione culturale volta a riconfigurare di volta in volta il linguaggio e a rivendicare, tramite la scrittura, la necessità di una prospettiva femminile sulle cose e sulla vita. Lo spirito critico e rivoluzionario di certe autrici ha lasciato il segno, ed ha contribuito a fare del mestiere di scrivere un atto di lotta, emancipazione, riscatto e affermazione di sé.

In occasione della Festa della Donna, ne ricordiamo alcune, a partire dai titoli più amati e rappresentativi del loro successo senza tempo.

1.      Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf: un saggio illuminante che denuncia la mancanza di libertà d’espressione della donna, e racconta l’urgenza di superare le convenzioni sociali che la relegano nella posizione subordinata e limitante di genitrice, ignorante e casta. Woolf auspica ad un’apertura circa la possibilità delle donne di aver accesso a una cultura d’élite prettamente maschile, e lo fa sperimentandosi in uno stile linguistico nuovo e schietto, scegliendo l’anonimato e diventando la donna – non Virginia – simbolo di tutte le donne e del desiderio comune di avere dei soldi e una stanza tutta per sé dove poter scrivere, creare, essere.

 

2.      Cime tempestose di Emily Brontë: un’opera straordinaria e “moderna”, disturbante e selvaggia, che delinea un’immagine atipica dell’amore, animato da sentimenti quali il rancore, la gelosia e la vendetta. Si tratta di una vera e propria sfida agli schemi consueti e all’inclinazione “romantica” del racconto, e la passione oscura e dannata che nasce tra i protagonisti Heathcliff e Catherine, si fa specchio di una critica ai confini sociali, all’ipocrisia borghese, e di una messa in discussione del matrimonio come strumento di avanzamento svuotato di ogni senso.

 

3.      La storia di Elsa Morante: suscitando calorosi consensi e polemiche accese, il romanzo può definirsi un gioiello storiografico in cui dimensione individuale e dramma collettivo si intrecciano alla perfezione, e si riflette la percezione della guerra dal punto di vista di chi la subisce, al fine di conservare una testimonianza attendibile per il futuro. La penna di Morante scrive e descrive con durezza una società distrutta dal conflitto, personaggi in macerie, sconfitti dal quotidiano. La trama esplora i temi del dolore e della resilienza, dell’identità e della memoria, ponendo al centro la fragilità dell’essere umano ma, in qualche modo, anche la sua grandezza.


4.      Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci: è il monologo di una donna alle prese con la maternità intesa non come dovere ma vissuta, al contrario, come piena responsabilità. La contemporaneità della protagonista e il fiuto con il quale l’autrice ha saputo cogliere i temi della gravidanza, dell’aborto, della famiglia e dell’amore, interrogando la coscienza femminile, rendono il libro pioneristico, e fanno emergere una questione aspra, ieri e oggi, nella sua ineluttabilità. È sufficiente volere un figlio per costringerlo alla vita? Che vita siamo capaci di garantirgli?


5.      La pazza della porta accanto di Alda Merini: pagine in prosa, suddivise in sezioni, tutte formate da note, stralci di diario, paure e ricordi, pensieri caotici e liberi. La vita di Merini, percorsa sempre da poesia e follia, è un’esistenza difficile, travagliata, a tratti scandalosa, che si riversa nelle sue opere, ed offre a chi legge l’occasione di conoscere da vicino, e di comprendere, il malessere brutale e la pazzia. Il libro è emblematico dell’attitudine della scrittrice di mettersi a nudo, indagando i momenti cruciali della propria esperienza.



Francesca, Giunti al Punto di Catanzaro