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Sulle tracce del colpevole: Arthur Conan Doyle e i migliori gialli investigativi da leggere

“Eliminato l’impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità.” 

 

Il 22 maggio del 1859 nasceva Arthur Conan Doyle, uno dei principali maestri del giallo investigativo e padre del celeberrimo detective Sherlock Holmes. La sua produzione ha fatto appassionare generazioni di lettori, grazie soprattutto a personaggi dotati di spirito di osservazione e un intuito sopraffino. Durante la sua esperienza accademica, Doyle scoprì di avere un particolare talento per la scrittura e fu l’incontro con il professore Joseph Bell che fece crescere il suo interesse per la logica e la deduzione, elementi che caratterizzano i suoi romanzi più famosi. 

È con Uno studio in rosso che per la prima volta compaiono il detective Sherlock Holmes e il Dottor Watson (identificato come l’alter ego di Doyle), due personaggi iconici della letteratura che, in una Londra avvolta dalla nebbia e dal mistero, iniziano un rapporto di collaborazione per risolvere l’omicidio di un uomo trovato morto in una casa con accanto un anello nuziale. In questo romanzo possiamo trovare elementi che diventeranno simboli dell’indagine investigativa, come l’utilizzo della lente d’ingrandimento per analizzare accuratamente le tracce trovate sulla scena del crimine. Ma ciò che ipnotizza ancora oggi il lettore è l’attenzione per i dettagli, che impreziosiscono il racconto e permettono di calarsi perfettamente nelle vesti del protagonista. 

 

A chi ama Doyle, tuttavia, è giusto ricordare che il precursore del racconto poliziesco e del giallo psicologico è stato sicuramente Edgar Allan Poe. Il celebre I delitti della Rue Morgue (1841) può essere considerato il primo vero racconto investigativo della storia della letteratura. Qui conosciamo il detective Auguste Dupin, che dovrà risolvere il caso di due donne assassinate in un vecchio stabile in Rue Morgue, a Parigi. L’autore riesce con astuzia a portare il lettore dietro le quinte della scena del crimine, e anche qui possiamo ritrovare elementi comuni ai romanzi di Doyle come l’eccezionale capacità deduttiva del protagonista e l’eleganza narrativa. 

 

Come non consigliare la dama per eccellenza del mistery Agatha Christie, creatrice di icone come Hercule Poirot e Miss Marple. Pescando dalla sua vastissima produzione letteraria, una menzione d’onore va al romanzo “Assassinio sull’Orient Express” (1933), uno dei più belli e intricati della scrittrice, dove il celebre investigatore Poirot dovrà indagare su un misterioso omicidio avvenuto proprio in uno degli scompartimenti del famoso treno Orient Express. Tra depistaggi, interrogatori, falsi indizi piazzati sulla scena del crimine e una lunga lista di sospettati, ci si ritrova catapultati in un vero e proprio rompicapo che induce a sfruttare proprio la tecnica del ragionamento deduttivo tipica dei classici gialli. 

 

Facendo un salto temporale, tra gli scrittori contemporanei del genere noir consiglio senza alcun dubbio Fausto Vitaliano, che con il suo romanzo La mezzaluna di sabbia (2020) apre la serie del maresciallo Gregorio detto Gori Misticò, il quale seppur in aspettativa nel piccolo paesino calabrese di San Telesforo Jonico sarà chiamato a prestare tutta la sua esperienza e il suo intuito alla risoluzione di un caso di omicidio avvenuto proprio lì dove di norma “non succede mai niente”. In questo libro non troveremo solo la mera investigazione scientifica e deduttiva, ma anche le riflessioni, le preoccupazioni, gli aspetti più umani e intimi dei personaggi principali. 

 

Chiudiamo con quello che è stato, in Italia, forse lo scrittore di gialli più apprezzato dagli amanti del genere. Andrea Camilleri, scomparso purtroppo nel 2019, ci ha lasciato in eredità il commissario Montalbano, un personaggio iconico, legato profondamente alla propria terra e insofferente ai classici metodi di investigazione. Un protagonista ben caratterizzato, bongustaio in fatto di cibo e di donne, capace di sciogliere grazie al suo ingegno e al suo profondo senso della giustizia anche i casi più intricati. Per chi non ha mai letto nulla, consiglio di farlo iniziando proprio con La forma dell’acqua (1994), il romanzo in cui compare per la prima volta Montalbano alle prese con il caso di un noto esponente politico siciliano trovato morto in un’automobile posteggiata in una zona losca e malfamata, ritrovo di prostitute. Uno stile leggero, ironico, che non ha eguali nel panorama narrativo italiano. 

 

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